Milano Cortina: diario di un’esperienza olimpica

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Francesca Piantanida

Non c’è giorno nè notte. Le settimane olimpiche sono questo. Un boost di adrenalina ed una valanga di emozioni ogni giorno. Casa Italia in Triennale è stato il mio quartier generale dal sei al ventidue febbraio per coprire i Giochi di Milano Cortina #milanocortina2026 con SkySport.

Il primo giorno si è aperto con l’inaugurazione di Casa Italia alla presenza del Presidente della Repubblica. Un’emozione unica poter raccontare un momento così istituzionale.

La città si prepara a vivere un evento storico: i Giochi Olimpici #milanocortina2026 sono alle porte.

Ho assistito alle prove generali della Cerimonia di Apertura allo Stadio San Siro. Sentito cantare ‘Mariah Carey‘. Non vedo l’ora di vedere la cerimonia ufficiale dei #milanocortina2026.

Raggiunto la sera dopo l’ultimo live il palazzetto di Santa Giulia per vedere la semifinale olimpica di hockey su ghiaccio tra Stati Uniti e Slovacchiae fatto foto con una famiglia dell’Alabama.

La routine a Casa Italia? Poca scaletta. Molta improvvisazione. Dall’arrivo degli atleti medagliati del ghiaccio (short track, speed skating, pattinaggio di figura) a personaggi come John Elkann al Principe Alberto di Monaco (con un passato olimpico e cinque partecipazioni da bobbista) passando per tutti i medagliati olimpici (quasi tutti ori) di Parigi 2024 e qualche medaglia anche di Tokyo 2020. Molti degli atleti hanno ricoperto il ruolo di ambassador di Milano Cortina e sono riuscita a rapirli portandoli in studio per meravigliosi approfondimenti. Mi piace chiamarle ‘deviazioni olimpiche’: Alice D’Amato, Filippo Tortu e Fausto Desalu, Alberta Santuccio e Giulia Rizzi. Caterina Banti. Marta Maggetti fino ad arrivare a Thomas Ceccon e Federica Pellegrini.

Se però mi lascio andare a qualche riflessione su quella che è stata la performance dei nostri atleti italiani in questa edizione dei Giochi non posso non soffermarmi sulle donne. Giochi di Milano Cortina con n la partecipazione femminile più alta di sempre.Una presenza che ha portato in campo una parte della vita fino a poco tempo fa invisibile. Donne sotto traccia. Oggi artefici del proprio destino che non è solo racchiuso in una medaglia ma si costruisce in una storia di resilienza che merita una narrazione tutt’altro che banale. Ai Giochi siamo rimasti incantati da queste atlete giovani e meno giovani, capaci di regalare all’Italia cinque dei sei ori individuali. Un movimento maturo che ha già al suo interno anche un ricambio generazionale. Donne copertina che non sarebbero arrivate al traguardo senza altre donne che hanno permesso che arrivassero dove si meritano di essere. Come la sorella di Francesca Lollobrigida, Giulia, fore runner, apripista durante il periodo olimpico: “E’ stato un gesto spontaneo, sapevo che avrebbe voluto abbracciare suo figlio. Appena ho capito che mia sorella avrebbe vinto la medaglia olimpica glie l’ho subito portato”.  Senza di lei Franci non sarebbe probabilmente mai riuscita a ripartire con gli allenamenti solo dopo tre mesi dalla nascita del suo piccolo Tommaso. Da Roma a Livigno, il primo viaggio in macchina memorabile insieme racconta Giulia: “ Essere atleta e mamma è possibile ma c’è bisogno di un grande lavoro di squadra”- E Giulia è stata una pedina fondamentale per Francesca capace di chiudere questa edizione dei Giochi con due ori, uno nei 3000 ed uno nei 5000 metri: l’atleta olimpica italiana di pista lunga più vincente di sempre.

Un’eroina su tutte è Arianna Fontana.Maneggia medaglie come se fossero caramelle. Con Milano Cortina sono 14 quelle olimpiche. Al termine del ‘medal moment’ a Casa Italia a Milano si rende disponibile per un servizio fotografico, sorride leggera e mentre tiene in mano una medaglia d’argento, le altre le infila nelle tasche: “Noi donne abbiamo una forza dentro innata che sappiamo tirare fuori nei momenti più difficili, di pressione.  Nulla ci può fermare e questa Olimpiade è l’esempio di tutto questo”.

Mai parole più azzeccate di Arianna Fontana per dipingere ciò che è riuscita a fare Federica Brignone con il doppio oro in super g e gigante sempre supportata dalla famiglia e sopra ogni cosa dalla sua mamma, Ninna, Quario che alla fine si avvolge nella bandiera italiana e si lascia andare ad un pianto liberatorio.

Crisi al tiro e tanti dubbi l’hanno accompagnata nell’ultimo anno e mezzo prima dei Giochi. Un’estate dura con tante insicurezze con il dubbio di non riuscire a tornare a gareggiare. Lisa Vitozzi è rinata ritrovando la sua vera forza a Milano Cortina regalando all’Italia il primo oro olimpico nel biathlon: “Non volevo dimostrare niente ma godermi questa olimpiade in casa. Se sono entrata nella storia mi fa piacere ma questo per me era un obiettivo personale”.

Ragazze uniche che con i risultati hanno colpito dritto al cuore del pubblico ma anche di giganti che prima di loro hanno scritto altri capitoli di storia dello sport. Come la nuotatrice italiana più titolata di sempre, Federica Pellegrini che parlando di Francesca Lollobrigida mi ha confessato: ”Avrei desiderato tanto chiudere la carriera con un bimbo in braccio come è accaduto alla Lollo, quell’immagine dei Giochi mi ha portato via il cuore”.


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