Il masters non invecchia mai

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Francesca Piantanida

Nonostante la 90^ edizione il Masters non invecchia mai. Il suo fascino è unico. Si gongola nelle sue tradizioni e nelle sue regole uniche. Come quella di proibire l’utilizzo del cellulare in campo, come quella di non poterlo nemmeno mettere in tasca. Bene l’allontanamento dalla proprietà dell’Augusta National come è accaduto in questa edizione ad un past major champion, il sessantacinquenne Mark Calcavecchia. “Il fatto che non si possa avere un cellulare è un’idea geniale, una regola geniale, dal mio punto di vista, perchè tutti sono concentrati solo su ciò che vedono. Questo è un posto magico”. Parola di Rafa Nadal che ha seguito con grande passione la settimana del Masters diviso tra Jon Rham e Rory Mcilroy. Tra le regole ce ne sono alcune come quelle che riguradano il gergo al Masters: le parole che si possono dire ed altre bandite. Patrons al posto di fans. Rough al posto di second cut. Bunker al posto di sand trap. Inoltre, è importante ricordare che il vero spirito del golf si vive solo durante #TheMasters.

Il Masters che apre la stagione dei quattro major del grande golf è e sarà sempre all’Augusta National, in Georgia. A difendere il titolo uno dei giocatori più talentuosi di tutti i tempi: Rory Mcilroy. Rory che finalmente lo scorso anno si è messo sulle spalle la giacca verde completando il ‘career grand slam’ (ha vinto tutti e quattro i major del golf) si è presentato ad Augusta leggero, anzi leggerissimo: “ Finalmente mi sono tolto un peso dalle spalle. Mi sento ancora giovane ma anche molto esperto”, ha dichiarato in conferenza stampa.

Non c’è niente di paragonabile all’emozione di partecipare a #TheMasters, un evento che segna l’inizio della stagione dei quattro major.

Partecipare a #TheMasters è un’esperienza unica, che ogni appassionato di golf sogna di vivere.

Per contestualizzare e soprattutto provare a capire come Mcilroy sia riuscito ad arrivare a raggiungere uno dei traguardi più ambiti da un golfista nella storia della propria carriera, è importante recuperare una parte del discorso dello scorso anno: “Sono sempre stato un sognatore e mi sono sempre posto obiettivi molto ambiziosi. Ho giocato il mio primo Masters 17 anni fa e da quel momento ho coltivato il sogno di poterla indossare un giorno, quella giacca verde. Ho cercato di essere resiliente e di mantenere un atteggiamento positivo nonostante i momenti di delusione. Ciò che conta è non mollare mai e credere fortemente in un sogno. Arrivo da Holywood, contea di Down, Irlanda del Nord, una cittadina di appena 12 mila persone. Ho sempre cercato di credere in me stesso e non avrei mai pensato di arrivare a raggiungere tutto questo nel golf”.

Il Masters è un evento sportivo unico nel suo genere. Ogni golfista ambisce ad entrare nell’albo d’oro e solo tre giocatori sono riusciti, nella storia, a vincere la green jacketdue volte di fila: Tiger Woods, Jack Nicklaus e Nick Faldo. Rory Mcilroy quest’anno ha questa occasione straordinaria. Green jacket che deve essere ‘fittata’ alla perfezione prima che la indossi il vincitore. Mai più permessi errori come quando Sam Snead se la ritrovò con le maniche troppo corte o Nicklaus con le maniche troppo lunghe.

Ma il Masters non è solo il sogno di ogni golfista. E’ anche il sogno di ogni appassionato e soprattutto dei ‘patrons’.Anche se l’opportunità di poterlo vivere sul campo è quasi impossibile. Esiste infatti una lotteria in cui ogni anno vengono estratti a sorte dei pass nominali che danno diritto a comprare, a vita, un biglietto valido per tutti e quattro i giorni del torneo. Ma la lista d’attesa per accedervi è chiusa da tempo. Dal 2000. I pass che vengono rimessi a disposizione per chi rinuncia per qualsiasi ragione sono già distribuiti a chi si è messo in coda anni prima. É il torneo più difficile per cui ottenere tickets: ancora di più del Super Bowl, delle World Series e persino di Wimbledon!

Un torneo di golf unico nel suo genere e forse si può aggiungere unico tra gli eventi sportivi più conosciuti. L’impatto economico è pari a 120 milioni di dollari. Ogni dettaglio non è lasciato al caso. Persino la primavera in fiore. Vi siete mai chiesti perché ogni anno ad aprile, nella settimana del Masters, tutti i fiori sono completamente fioriti? Perché esiste qualche piccolo trucchetto per manipolare proprio la fioritura delle piante e rendere la cartolina dell’Augusta National perfetta. Come la macchina organizzativa che prevede il coinvolgimento di 2500 persone in qualità di personale di sicurezza. 5000 persone rappresentano lo staff di lavoratori e volontari coinvolti. I locali lasciano le proprie case per metterle in affitto a delle cifre da capogiro: dai dieci a cinquantamila dollari a settimana. Previsto l’atterraggio di 200′ jet privati per questo speciale weekend di aprile nell’aeroporto più piccolo degli Stati Uniti.

Unico anche il sistema di vendita del merchandising. Nulla on line ma solo acquisti nello store dell’Augusta National. Si stimano vendite di un milione di dollari all’ora; sedicimila dollari al minuto per un totale di settanta milioni alla settimana di t shirt, cappellini, boracce e qualsiasi altro gadget con il marchio del Masters.

Unico anche il sistema legato al food & beverage con prezzi ridottissimi rispetto a quelli, per esempio in target con gli altri eventi sportivi. Se al Super Bowl un hot dog ed una birra si acquistano per venticinque-trenta dollari, al Masters un domestic sandwich si compra per 3. Pimiento cheese ad un dollaro e mezzo. Un’operazione da otto milioni di dollari. I prezzi bassi sono parte dell’esperienza al torneo e del brand stesso del Masters. Come unica è la cena dei campioni del martedì. La cena più esclusiva nella storia dello sport dove non possono entrare né media né telecamere e dove Rory Mcilroy ha potuto vivere finalmente con il resto delle stelle del golf.


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