Avete presente il film : ‘For your eyes only’- ‘Solo per i tuoi occhi’ ? Il dodicesimo dellasaga di James Bond,datato 1981. C’è una scena emblematica dove si assiste ad un inseguimento sull’iconica pista da bob Eugenio Monti di Cortina.Questo episodio, avvenuto nella vita reale, me lo ha raccontato Kristian Ghedina in persona a Cortina, al Rifugio Pomedes, qualche giorno fa.
Un’occasione meravigliosa per un faccia a faccia con il Ghedo che mi ha confessato la sua passione per l’adrenalina, il rischio ed il pericolo che scorrono nelle sue vene da quando è ragazzino tanto che lui, davvero, è sceso in ogni modo da quella pista da bob. Un’opportunità unica per me di sciare sull‘Olympia delle Tofane(lo schuss alla partenza è quasi da vertigine) a meno di un mese da Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026e di passare una giornata intera con uno dei discesisti azzurri più celebri degli anni 90′. Un campione ancora pieno di energia, di passione per lo sci e di gentilezza.

In compagnia di Alberto Ghezzeche lo ha seguito come allenatore per un decennio, a bordo di una vespa truccata 50, intorno ai quattrodici anni Ghedo racconta che si divertivano a guidare sulla vecchia pista da bob (la Pista olimpica Eugenio Monti) proprio come nel film della famosa saga con protagonista Sean Connery.
“Facevamo le gare con il gessetto a chi riusciva ad arrivare più sotto il tetto della curva poi l’ho fatta con la moto, la biciletta, con il bob, la slitta. La pista l’ho fatta in tutte le maniere, si trovava ad appena 200 metri da casa” racconta ancora divertito Kristian Ghedina.
L’incontro con Ghedo è stato meraviglioso grazie all’invito che ho ricevuto da Blizzardche mi ha chiamata vivere l’esperienza in purple con i nuovi Firebird Race Type di Blizzard. Il ritrovo il giovedì sera alla scuola di sci di Cortina M’over e poi una sciata incredibile partendo dal Rifugio Pomedes a 2300 metridi altitudine il giorno successivo.

Non ho potuto sottrarmi dalla classica domanda sulla discesa libera: una delle gare più iconiche e rappresentative dei Giochi olimpici invernaliperché sinonimo di rischio, pericolo e velocità. Ghedo mi ha confessato: “A me è sempre piaciuto il rischio e pericolo, ci sono sempre andato incontro, fin da bambino. Non solo sugli sci ma anche arrampicandomi sugli alberi, in biciletta o con la moto per provare a spingermi sempre al limite”.

“Quando vieni fuori dal cancelletto di una prova olimpica è una gara come un’altra dove tutti si cerca di fare del proprio meglio.Quello che fa la differenza e conta però è l’avvicinamento alle Olimpiadi. Tutto il programma che si fa di lavoro ed allenamento, in testa si ha sempre il tarlo della gara olimpica.
“Con il pensiero prima di tutto di qualificarti (sono solo quattro i posti). La decisione definitiva viene presa poi con allenatori e commissione dirigente quindici o venti giorni prima. Io ero il punto di riferimento per il discesismo italiano quindi ho sempre più o meno avuto il posto garantito. La tensione cresce sempre di più per l’ansia di dover fare una bella gara perché è la gara delle gare. Poi quando esci dal cancelletto scarichi tutta la tensione e vai”.

